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CNPADC: 75 milioni di euro investiti in Banca d’Italia1

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Di seguito riportiamo l’articolo dal titolo “Alla Cassa Commercialisti l’1% di Bankitalia”, a firma di Davide Colombo e Federica Micardi, pubblicato sul quotidiano il Sole 24Ore in data 20 ottobre 2016, occasione per evidenziare le strategie di investimento della Cassa che nel ricercare rendimenti superiori al tasso obiettivo continua la sua politica di investimenti in Italia e, di rimando, al rilancio dell’economia reale.

Cassa Dottori Commercialisti investe 75 milioni in Banca d’Italia e acquista l’1% del suo capitale.

La delibera di acquisto è stata votata ieri ed è stata possibile grazie ad una integrazione fatta ad aprile a una delibera vecchia di alcuni anni che vietava all’ente la possibilità di sottoscrivere o acquistare quote di partecipazioni dirette in qualsiasi tipo di società.

«Quella vecchia delibera - racconta il Presidente di Cnpadc Renzo Guffanti - è stata integrata con la possibilità di effettuare investimenti diretti in operazioni istituzionali e di sistema entro il limite dell’1,5% del nostro capitale», e quindi in termini assoluti di 90- 100 milioni di euro; tetto massimo che può essere rivisto di anno in anno dall’Assemblea; una decisione che comunque spetterà al nuovo Consiglio eletto il 12 ottobre scorso e che entrerà incarica l’8 novembre.

Con questa mossa la Cnpadc entra a far parte del team delle Casse di previdenza che hanno investito in Bankitalia, e cioè Cassa forense, Enpam-medici e Inarcassa-ingegneri e architetti (che hanno acquistato ognuna il 2% del capitale sociale, e quindi il massimo) e Enpaia-agricoli, Cassa Ragionieri ed Enpacl-consulenti del lavoro con un investimento intorno allo 0,5% per ciascuna).

L’operazione rientra nel programma di graduale ripartizione delle quote del capitale di Palazzo Koch al quale, secondo le nuove regole (legge n.5 de1 2014), dall’anno venturo non si potrà più partecipare con un pacchetto superiore a1 3%.

Tra gli ultimi acquisti di quote vale ricordare quella di Inail, lo scorso agosto, che ha portato l’Istituto a 9.000 quote (il 3%) come l’Inps.

Guardando all’elenco dei partecipanti al capitale, 99 in tutto, aggiornato al 1° ottobre risultano ancora cinque banche sopra la soglia del 3%: IntesaSanPaolo con il 24% circa, Unicredit con il 17,%, Cari Bologna con il 6%, Generali (oltre le 15mila; circa il 5%) e Banca Carige, che si trova ancora sopra le 12mila quote (4%).

La legge n.5 del 20l4 ha riformato il capitale della Banca anche per ampliare la platea dei partecipanti, stabilendo un limite massimo del 3% alla quota detenibile da ciascuno.

Scaduto il periodo di transizione al nuovo assetto, ovvero entro fine anno, per le quote in eccesso non spetta il diritto di voto e i relativi dividendi sono imputati alle riserve statutarie della Banca.