Rapporto Adepp - donne e libere professioni

È stato presentato nella cornice del Museo Ninfeo – Horti Lamiani (sede dell’Enpam), il rapporto AdEPP su Donne e libere professioni.
L’indagine condotta da Adepp ha coinvolto gli iscritti di sedici enti di previdenza privati. Al sondaggio, somministrato a tutta la platea, hanno partecipato il 10% del totale degli associati, di cui 45.000 donne e 62.000 uomini. Il rapporto offre uno strumento prezioso di analisi che permette di conoscere e approfondire i bisogni e le necessità delle professioniste e, in un secondo momento, di individuare sempre più precisamente le tutele a sostegno della crescita professionale della componente femminile.
I DATI PRINCIPALI
REDDITI
L’indagine sottolinea come il gender pay gap è riscontrabile in tutte le fasce di età: in particolare, il reddito delle professioniste “under 30” è inferiore di circa il 20% rispetto a quello dei colleghi uomini.
Se in generale il dato è negativo per la componente femminile, vanno prese sicuramente in considerazione le categorie professionali come quella dei biologi, psicologi, infermieri e veterinari in cui la presenza di donne è più significativa e in cui il gender pay gap fino ai 30 anni è piuttosto contenuto (mediamente sotto il 10%).
In linea più generale un fattore che sicuramente incide sul valore medio reddituale è il costante processo di femminilizzazione delle libere professioni. Nel periodo 2007-2021, la percentuale di iscritte donne è cresciuta notevolmente, passando dal 30% al 42% del totale, con importanti differenze in base alle fasce d’età. Di conseguenza, l’età media delle donne professioniste è inferiore a quella degli uomini e si attesta intorno ai 45 anni. Tra gli “under 40” la componente femminile rappresenta, infatti, circa il 54%, percentuale che decresce con l’aumentare dell’età.
CURA DELLA FAMIGLIA
Le cure domestiche rientrano tra i compiti che da sempre nelle società patriarcali spetta ai componenti femminili del nucleo familiare. Alla domanda di chi si occupa dei figli durante l’orario lavorativo, i 2/3 degli intervistati di sesso maschile hanno risposto che è la compagna a occuparsene. Lo stesso quesito posto alle donne ha ricevuto il 17% delle risposte riferite al proprio compagno.
Dati simili anche per le professioniste che si dedicano anche alla cura di genitori anziani e/o familiari non autosufficienti.
NORD CENTRO SUD
La maggioranza delle donne intervistate, senza distinzioni geografiche e/o familiari, ha dichiarato che le disparita sono legate soprattutto all’area geografica in cui si esercita la professione e, in minima parte, dipende da questioni di genere.
Una professionista che esercita la sua attività al Nord è supportata nella gestione familiare da figure esterne all’ambito familiare, come ad esempio baby-sitter, asili, centri ricreativi per l’infanzia; al Sud, invece, le infrastrutture sono meno presenti e i servizi più carenti tanto che l’aiuto della famiglia risulta ancora indispensabile per garantire la conciliazione vita-lavoro.
Un elemento determinante nell'aggravare la situazione occupazionale delle madri e l'inaccessibilità dei servizi educativi per la prima infanzia. Sia per una carenza di strutture, sia per questioni economiche.
DINAMICITA’
A fronte del 15% degli uomini del Sud che si trasferisce al Nord e del 10% che si trasferisce al Centro, si registra una percentuale ben più elevata delle donne che si trasferiscono: il 21% delle donne del Sud si trasferisce al Nord e il 18% si trasferisce al Centro.