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La Categoria dei Dottori Commercialisti conferma il buono stato di salute dei redditi

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1. Redditi e volumi medi: una categoria tra le più richieste

Le performance reddituali dei Dottori Commercialisti, sulla base delle dichiarazioni dell’anno 2017, indicano uno stato complessivo di buona salute della Categoria. Rispetto all’anno precedente infatti monitoriamo una crescita nominale sia in termini di reddito netto che di fatturato (+1,4% e +1,1% rispettivamente), con un reddito mediano, quello che taglia in due la distribuzione dei redditi, sostanzialmente stabile.

Esiste quella componente anticiclica nella professione, di cui anche in passato abbiamo sottolineato la funzione propulsiva, che, in un momento particolare in cui il Paese non trova le giuste ricette per rilanciare la propria economia, aiuta “paradossalmente” la professione a stare sul mercato e a contenere gli effetti negativi della crisi e di una potenziale crescita della concorrenza interna.

I dati storici svelano, appunto, la consistenza di una professione che non arresta la sua capacità di produrre reddito nonostante il periodo storico negativo. Negli ultimi 10 anni passiamo, infatti, da un reddito di Euro 63.553 del 2008 ad uno pari a Euro 64.020 nel 2017, con un reddito mediano di Euro 34.176. I risultati indicano un trend positivo (+0,7% e +2,5% rispettivamente, su tutto il periodo), ad eccezione di una lieve contrazione nelle dichiarazioni del 2015.


Andamento del reddito e del volume d'affati medio (2008-2017)

Tutto ciò, nonostante il periodo analizzato abbia visto una continua crescita delle iscrizioni, con oltre 29.000 mila nuovi Dottori Commercialisti e un tasso di crescita dello stock degli iscritti attivi di oltre il 40%. E’ utile ricordare che sebbene il tasso di crescita delle iscrizioni, come è normale che sia, si è ridotto negli ultimi anni, il 2017 ha fatto segnare ancora quasi un +2% rispetto all’anno precedente, con 2.351 nuove iscrizioni.

 

2. Le differenze territoriali: il gap nord-sud

All’interno di una panoramica abbastanza lusinghiera restano dei nodi che richiedono una riflessione attenta sulle prospettive della Categoria, in una economia ancora troppo frammentata dal punto di vista territoriale e alle condizioni attuali di un mercato orientato sempre più su maggiori competenze, innovazione e competitività.

Di conseguenza oggi i Dottori Commercialisti devono fare i conti con redditi e fatturati che presentano ancora squilibri eccessivi sull’asse nord-sud per una condizione economica ed infrastrutturale che allontana il meridione dai principali mercati dei paesi più sviluppati.

Rispetto all’anno precedente, i nuovi iscritti 2017 si concentrano soprattutto nella fascia settentrionale, con il picco dei 424 nuovi iscritti in Lombardia, e una percentuale quasi del 70% superiore a quella degli iscritti Albo. Così nel 2017 mentre al Nord gli iscritti salgono di oltre il 2%, al Sud la crescita è più contenuta e solo dell’1%.

A una demografia di questo tipo corrispondono anche medie reddituali regionali asimmetriche con valori che nel 2017 crescono al Nord di più che al Sud (+1,9% e +0,7% rispettivamente). A differenza dei redditi mediani che invece crescono dell’1,3% al Nord e subiscono una contrazione dell’1,2% al Sud.

Resta una forbice ancora molto ampia con i Dottori Commercialisti che svolgono attività al Nord che presentano redditi medi superiori di 2,9 volte quelli dei colleghi del Sud.

Le differenze regionali sono ancora più marcate con il Trentino Alto Adige, primo nella classifica dei redditi (111.382 Euro), che supera di 4,7 volte il fanalino di coda Calabria (23.553 Euro).

Dopo il Trentino, troviamo la Lombardia (104.871 Euro), il Piemonte (80.313 Euro), la Liguria (75.509 Euro) e l’Emilia Romagna (74.960 Euro), con Veneto, Valle d’Aosta e Friuli V.G. a seguire (tutte sopra i 70 mila Euro). Agli ultimi posti, non molto lontani dalla Calabria, Molise (30.613 Euro), Campania (30.688 Euro) e Puglia (30.761 Euro).

Con la speranza in futuro di poter rilevare un’attenuazione della forbice, considerando anche che i fatturati degli Associati al Sud nel 2017 sono ancora fermi sui 50.000 euro, con un rapporto volumi/redditi nettamente inferiore (1,66) al valore nazionale, pari a 1,77; quando al Nord i volumi d’affari sono quasi doppi rispetto ai redditi dichiarati.

 

3. Le professioniste “rincorrono” i colleghi uomini

Diamo uno sguardo adesso a quello che accade mettendo a confronto la condizione economica dei Dottori e quella delle Dottoresse iscritte alla Cassa, cercando di estrapolare una tendenza da questi ultimi anni.

Se in termini numerici, da un lato, abbiamo una professione meno giovane perché dal 2008 al 2017 gli iscritti fino a 40 anni sono passati dal 42% al 26% (-2,8% rispetto al 2016), dall’altro, il numero delle Dottoresse è in crescita con un incremento percentuale sull’ultimo anno del 2,7% (sono il 32% degli iscritti nel 2017) e del 57% sul 2008.

I redditi e i volumi d’affari medi delle Dottoresse, benché inferiori, crescono a una velocità superiore a quella dei colleghi maschi.

Le differenze percentuali dal 2008 al 2017 parlano appunto di una crescita più marcata a vantaggio delle donne (9,5% vs 2,2% per i redditi e 10,6% vs 5,4% per i volumi d’affari).

Si percepisce così uno spiraglio per una graduale convergenza dei valori e della forbice di genere, nonostante le differenze restino marcate.


Andamento del reddito medio per sesso (2008-2017)


Andamento del volume d'affari medio per sesso (2008-2017)

4. Le differenze in termini di carriera

Infine, per quanto possa essere normale ritrovare una differenza nelle dichiarazioni per fasce d’età, data la curva dei redditi naturalmente crescente, va detto che i margini sono ampi tra carriere giovani e meno giovani. In particolare, le carriere per così dire strutturate presentano valori doppi rispetto a coloro che si avviano alla professione o hanno ancora pochi anni di iscrizione, tanto in termini di reddito che di fatturato.

Analisi pregresse hanno, tuttavia, dimostrato che la capacità di produrre reddito dei giovani nei primi anni di iscrizione è in crescita. Resta l’incognita di uno “scatto” nella fase centrale della propria attività professionale.


Reddito medio per classi di età (2016-2017)


Volume d'affari medio per classi di età (2016-2017)

Andando nel dettaglio va detto che tra il 2016 e il 2017, nella fascia di età fino a 45 anni (carriere meno strutturate), i redditi medi dei maschi crescono lievemente (+1% circa) al contrario di quello delle Dottoresse (-2% circa). Cosa che si ripropone a termini invertiti nella fascia tra 46 e 60 anni (rispettivamente -0,7% e +1,6%).

La tendenza sui redditi più elevati (>60 anni di età) è quella di una crescita generalizzata, ad eccezione dei volumi d’affari delle donne (-2% circa).

 

5. In conclusione

In una visione top-down di questi risultati - dal generale al particolare – abbiamo numeri incoraggianti che certificano competenze e qualità professionale e, allo stesso tempo, una forte variabilità degli stessi all’interno della Categoria, non solo regionale, ma anche per età e sesso.

Come si vede dai numeri, al maggior rischio di ampliamento della forbice territoriale, a causa di un’economia che stenta a risollevarsi, fa da contraltare una maggiore convergenza delle medie di genere: cresce il numero delle Dottoresse e la loro capacità di stare sul mercato.

A margine di questa analisi rimane comunque la consapevolezza per la professione di non essere un’opzione, ma un punto di riferimento per cittadini, imprese ed istituzioni.