Dottori Commercialisti: evoluzione reddituale e analisi delle aliquote contributive impiegate. A cura del Centro Studi
A cura del Centro Studi
Analisi reddituale
Le elaborazioni fatte dalla CDC sulle dichiarazioni contributive pervenute (riferite all’esercizio 2025) rivelano un buono stato di salute della professione di Dottore Commercialista. Il periodo di crescita economica post pandemico ha favorito una correlata crescita della professione con un incremento reddituale annuo di circa il 10% negli ultimi due esercizi.
In generale il PIL della categoria sembra reggere molto bene le evoluzioni economiche: se, infatti, sotto l’aspetto demografico, il saldo di 73.959 Iscritti Attivi certificati nell’ultimo Bilancio conferma una contrazione dei tassi di crescita dei nuovi iscritti (per approfondimenti si veda il Quaderno n.4 recentemente pubblicato dal Centro Studi sotto l’aspetto reddituale l’incremento dei valori medi unitari rilevati compensa più che proporzionalmente il predetto ‘calo di vocazione’ mantenendo comunque attrattiva, anche dal punto di vista economico, la professione di Dottore Commercialista.
Come detto il reddito professionale medio elaborato dalle dichiarazioni degli Iscritti Attivi fa registrare un incremento complessivo negli ultimi due anni di oltre il 20% (96.577 euro contro 80.318 euro delle dichiarazioni 2023). I volumi IVA dichiarati dai professionisti presentano, invece, un incremento percentuale leggermente più contenuto: nel biennio considerato infatti il fatturato medio si incrementa del 13,4% (165.163 euro contro 145.644 euro dichiarato nel 2023).

Elaborando le informazioni relative ai valori mediani, anch’essi cresciuti ma a velocità diverse nel biennio (più elevata per i fatturati e meno per il reddito netto professionale), è possibile individuare in modo più chiaro la dinamica economica reale della platea degli iscritti CDC, offrendo una fotografia più precisa delle possibili disparità celate nei valori medi. Bisogna infatti evidenziare come nel complesso, rispetto ai valori medi sopra riportati, oltre il 50% della popolazione Cassa dichiara oggi redditi inferiori a 52 mila euro e fatturati inferiori a 77mila euro.
Se i fatturati risultano meno sbilanciati verso i valori più elevati con una crescita più equilibrata, ciò non si verifica per i redditi la cui distribuzione evidenzia valori percentualmente concentrati verso la coda destra (professionisti con redditi molto alti).
Correlando la predetta analisi reddituale rispetto all’economia nazionale emergono risultati lusinghieri con un valore della produzione che cresce come quota di mercato all’interno del Pil nazionale con uno share che è passato dallo 0,4% allo 0,5% negli ultimi 5 anni: ciò riprova i lusinghieri tassi di crescita reddituali della professione di Dottore Commercialista che cresce in termini di fatturato complessivo più velocemente del Pil nazionale.
La correlazione con le aliquote soggettive
Negli ultimi anni le dichiarazioni CDC hanno evidenziato un trend di leggera crescita anche delle aliquote soggettive dichiarate: come si vede nel grafico dal 2020 al 2025 il valore medio passa dal 13,31 al 13,81. Un incremento visibile per tutte le fasce di età, eccezion fatta per i più giovani.
Tuttavia la correlazione positiva tra redditi e fasce di età non si trasferisce in modo diretto sulle aliquote dichiarate. Infatti analizzando il rapporto tra reddito e aliquote prescelte per il versamento dei contributi soggettivi in sede di dichiarazione si può notare una recente decrescita dell’aliquota media al crescere del reddito, con l’eccezione dell’ultima fascia superiore ai 250mila euro (che però scontano anche valutazioni di tipo fiscale).
Bisogna sottolineare la circostanza per cui chi si trova nella prima fascia (sotto i 30mila euro) cerchi con maggiore consapevolezza di incrementare i propri montanti individuali con un’aliquota media del 15,5%, superiore di 2 punti rispetto a chi svolge un’attività professionale più strutturata e consolidata.


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