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Dottori Commercialisti e Ragionieri: due distinte categorie anche per la Corte di Cassazione

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La Suprema Corte di Cassazione, nella sentenza n. 30275 del 22 novembre 2018, ha ritenuto fondato e legittimo il diritto di un Dottore Commercialista ad essere cancellato dalla CNPR (Cassa Nazionale di Previdenza dei Ragionieri) in quanto, dopo essersi iscritto all’Albo dei ragionieri, e quindi essere transitato nell’Albo unico, con il titolo di ragioniere commercialista, nel corso del 2008 aveva conseguito anche l’abilitazione alla professione di Dottore Commercialista, rinunciando al titolo di ragioniere commercialista, e rimanendo iscritto all’Albo unico con il solo titolo di Dottore Commercialista.

Secondo il giudice della Corte di Appello di Trieste, che aveva rigettato la domanda del ricorrente, “era inevitabile concludere che, allo stato, il Commercialista iscritto alla CNPR prima del 01/01/2008 non potesse passare alla Cassa dei Dottori Commercialisti semplicemente rinunciando al titolo di ragioniere, ma per ottenere tale risultato doveva, presumibilmente, cessare del tutto l’attività professionale, cancellarsi dalla Cassa di originaria appartenenza e poi iscriversi all’altra, ricongiungendo infine i periodi assicurativi”.

La Corte di Cassazione non ha ritenuto condivisibile tale tesi; al contrario, ha accolto i motivi dedotti dal ricorrente per le ragioni di seguito esposte.

Secondo il Giudice di legittimità, “l’iscrizione previdenziale deve seguire il titolo abilitativo e corrispondere all’attività libero professionale esercitata” in quanto “il canone fondamentale della materia è quello secondo cui l’identificazione della gestione previdenziale, fonte di molteplici diritti e doveri per ciascun lavoratore, deve seguire la reale natura dell’attività svolta”.

Ne consegue che il “ragioniere commercialista, benché iscritto all’albo unico, una volta acquisito il titolo di Dottore Commercialista, ha diritto di iscriversi alla Cassa dei Dottori Commercialisti, tanto più se rinuncia al titolo di ragioniere; non potendosi giustificare il mantenimento dell’iscrizione previdenziale alla Cassa dei ragionieri”

Ciò perché le due attività, benché transitate all’interno di un Albo unico (ma con Due Casse previdenziali), non possono considerarsi un’unica attività; al contrario, la medesima Corte di Cassazione ha ribadito le persistenti differenze tra le due categorie professionali, confermate, tra l’altro, dalla previsione di due differenti titoli soggettivi richiesti per l’iscrizione e di differenti esami di abilitazione per l’accesso alla professione.

Secondo la Corte è di tutta evidenza che, rinunciando al titolo di ragioniere, il ricorrente doveva necessariamente essere cancellato dalla sezione dell’Albo unico, sottosezione ragionieri commercialisti, e, non potendo più esercitare la relativa professione, doveva essere cancellato dalla CNPR.

In conclusione, la Corte ha confermato che le due Casse hanno regolamentazioni diverse e garantiscono prestazioni differenti e che non esiste alcun principio in base al quale negare ad un soggetto, appartenente ad una determinata categoria professionale, il diritto di iscriversi alla Cassa previdenziale corrispondente all’Ordine professionale cui afferisce il nuovo titolo abilitativo.

Diversamente opinando si metterebbero in discussione i principi costituzionali di cui agli articoli 3, 35 e 38 della Costituzione.