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Professione e previdenza unite nella crescita

Professione & Previdenza Unite nella Crescita è l'informativa agli Associati nata nel dicembre 2009 come strumento di comunicazione e di aggiornamento sulle tematiche previdenziali di maggiore attualità e sui servizi di principale interesse per gli iscritti.

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Editoriale di Walter Anedda

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Reggia di Caserta

Di recente, mi è stato chiesto se alcuni temi oggi in discussione (“quota 100”, “contributo di solidarietà”) potrebbero produrre effetti sulle Casse di previdenza.  Ho spiegato che estendere una “quota 100” alle Casse di Previdenza non avrebbe senso logico, sia perché i requisiti di accesso sono differenziati (in alcuni casi già al disotto di tale soglia), sia perché manca la motivazione di fondo (in diverse Casse l’elasticità all’uscita è già presente), sia perché per alcune potrebbe non sussistere la copertura finanziaria (copertura che invece nella previdenza pubblica è garantita dallo Stato).

Analogamente, l’introduzione di un contributo di solidarietà risulterebbe poco motivato, posto che tale istituto è già presente in alcuni enti, ovvero la corretta correlazione tra quanto versato e quanto percepito non ne giustificherebbe l’applicazione.

Alla successiva domanda, su cosa potessi desiderare fosse inserito nella Legge di Bilancio in favore della previdenza dei professionisti, ho risposto con un semplice: “assolutamente niente”.

Visto lo stupore dell’intervistatrice per la affermazione tanto perentoria, quanto inattesa, ho spiegato che il Decreto Legislativo che  ha privatizzato i nostri Enti ci ha attribuito in maniera specifica una autonomia amministrativa, gestionale e contabile da esercitare attraverso un processo di autoregolamentazione – sottoposto alla vigilanza ministeriale – che può e deve essere sufficiente per svolgere responsabilmente le funzioni che la Legge ha inteso assegnare.

Paradossalmente, il richiedere al legislatore interventi specifici sul piano previdenziale e assistenziale è la negazione di quella autonomia normativa che ci è stata concessa in materia; autonomia che permette alle Casse di agire chirurgicamente in favore dei propri iscritti, facendo della eterogeneità  e specificità un elemento di forza, caratterizzante il mondo della previdenza privata.

Ogni qualvolta il legislatore interviene sugli aspetti previdenziali e assistenziali, non potendo effettuare dei distinguo, norma in maniera omogenea enti che, sul piano regolamentare, sul piano organizzativo, sul piano delle proprie demografie, sul piano dei sistemi di finanziamento, sul piano dei meccanismi di computo dei trattamenti, non sono omogenei.

Volendo quindi esprimere un desiderio sul cosa trovare “sotto l’albero di Natale”, mi limiterei a chiedere una cancellazione di tutte quelle norme che negli anni (dalla privatizzazione ad oggi),  hanno inciso, per meri motivi finanziari, sull’autonomia degli enti, spesso condizionandone il potere gestorio.  Desiderio questo che temo resterà tale, posto che nel nostro Paese la capacità di produrre norme è ben superiore a quella di cancellarle ed è molto più semplice imporre una regola piuttosto che delegare la responsabilità di decidere cosa è giusto fare.

Il Presidente
Walter Anedda