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Le donne indicano la strada al welfare della Cassa

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La femminilizzazione della professione è un processo avviato da qualche decennio e, in particolare, dagli anni ’70-’80 a oggi appare come un processo continuo. Anche nella nostra professione è evidente l’aumento costante delle donne. I dati sono chiari, mentre per la fascia di età più elevata la presenza femminile è inferiore al 20%, nella fascia di età compresa tra i 25 e i 29 anni le donne superano il 50%. Tale presenza dovrebbe sollecitare a riflettere sulle strategie di inclusione e sulle modalità di esercizio della professione.

Essere diventate una maggioranza in alcune fasce di età di riferimento, però non basta a cambiare la mentalità di una categoria professionale, a meno di avere una “diversa” idea di cambiamento.
La forte presenza femminile nella professione pone in evidenza delle problematiche che sino a pochi anni fa non ci si poneva, quale ad esempio la conciliazione lavoro e famiglia e la genitorialità, dove sarebbe auspicabile che lo Stato o le istituzioni in genere, intervenissero ponendo in atto degli atti concreti per la donna professionista.

A tal proposito, la forte presenza femminile ha permesso che anche il nostro Ente previdenziale ponesse maggiore attenzione e sensibilità ad alcuni aspetti del Welfare. Ad esempio, nello scorso mandato, è stata approvata la cosiddetta ‘sesta mensilità’ per le neo mamme, un contributo riconosciuto dalla nostra Cassa oltre all’indennità di maternità prevista per Legge.

Considerata anche la forte presenza femminile, si pone inoltre il problema della ‘rappresentanza’. A tutti i livelli della professione (associazioni sindacali, ordini territoriali ecc), si deve registrare il dato secondo cui le donne, pur avendo un alto grado di preparazione e professionalità, non sono sufficientemente rappresentate. Per tale ragione le donne dovrebbero mettere in atto delle vere e proprie alleanze, affinché vengano favorite le candidature delle colleghe in seno agli organi istituzionali. Solo facendo squadra o “network”, si potrà ovviare al problema della rappresentanza che si riflette in generale sull’equilibrio di genere nella nostra professione.

Le donne dovrebbero porsi come obiettivo ambizioso quello di sfruttare le proprie peculiari capacità e sensibilità, per perseguire la realizzazione di una integrazione paritaria dei 2 sessi nell’organizzazione del mondo del lavoro. Soltanto affiancando le capacità femminili a quelle maschili si potranno produrre quelle sinergie indispensabili per il progresso economico e sociale di ogni paese.

La strada verso la parità di genere in Italia, soprattutto nel mondo del lavoro, è ancora molto lunga e complessa e viene costruita tutti i giorni, sia nell’ambito del proprio studio professionale che a livello istituzionale. La legge Golfo-Mosca del 2011 ha dato impulso affinché i primi cambiamenti avvenissero nelle posizioni apicali delle società quotate, ma rimane ancora molto da fare.

Arianna Cioci
Delegata Ordine di Milano