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L’autonomo potere di accertamento della CNPADC del legittimo esercizio della professione

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La querelle sul potere di accertamento della CNPADC, dopo anni di giurisprudenza controversa, finalmente trova soddisfazione con ben due sentenze la 2612/17 e la 2613/17 della Corte di Cassazione, questa volta a Sezioni Unite. La CNPADC, oltre che in riferimento alla continuità dell’esercizio dell’attività ed alla regolarità amministrativo-contributiva, ha pieno potere di accertamento in merito al legittimo esercizio dell’attività professionale (incompatibilità).

Le sentenze hanno sigillato, con rigore e contenuti, il comportamento ed i principi di fondo da sempre sostenuti dalla CNPADC a tutela degli iscritti affermando che “la Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza a favore dei dottori Commercialisti è titolare del potere di accertare, sia all'atto dell'iscrizione alla Cassa, sia periodicamente e comunque prima dell'erogazione di qualsiasi trattamento previdenziale, che l'esercizio della professione non sia stato svolto nelle situazioni di incompatibilità di cui all’art.3 del DPR 1067/53, ora art. 4 del D.Lgs. 139/2005 ancorché tale incompatibilità non sia stata accertata dal Consiglio dell'Ordine competente”.

Le pronunce giurisprudenziali appaiono perfettamente coerenti con quanto previsto negli art. 20 e 23 co 3 della Legge 21/1986, legge di riforma della Cassa Nazionale di Previdenza dei Dottori Commercialisti, secondo cui l’esercizio dell’attività professionale svolta in una delle situazioni di incompatibilità previste dall’art. 4 del D.Lgs. 139/2005 (nuovo ordinamento professionale dell'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, sostitutivo del D.P.R. n. 1067/53), preclude l’iscrizione alla CNPADC medesima, nonché il riconoscimento dei relativi periodi utili ai fini previdenziali ed assistenziali, con diritto, su istanza di parte, all’eventuale rimborso dei contributi soggettivi versati. Ciò è in linea con quanto riportato ed esplicitato nell’art.5 - Continuità dell’esercizio dell’attività professionale ai fini previdenziali e nell’art.6 - Incompatibilità con l’ esercizio della professione del Regolamento unitario CNPADC.

Nelle Sentenze in commento, la Suprema Corte ha chiarito che l'Ordine professionale e la Cassa Nazionale di Previdenza sono Enti distinti ed autonomi con competenze, normative e finalità diverse; in particolare “il Consiglio dell'Ordine valuta situazioni di incompatibilità con incidenza sull'iscrizione all'Albo, mentre la Cassa - per la cui iscrizione è necessaria ….. non solo l'iscrizione all'Albo, ma anche, quale ulteriore requisito specifico, l'esercizio della libera professione con carattere di continuità (art. 22 citato) - espleta i suoi compiti e poteri di accertamento in relazione alla funzione di previdenza e assistenza dei dottori commercialisti…” e dei loro familiari “senza effetto sull'iscrizione all'Albo professionale….”.

Per quanto attiene il potere di accertamento sulla legittimità dell’esercizio da parte della CNPADC, la Sentenza 2612 Cassazione SS. UU. afferma chenon si può non considerare che l’esercizio della professione in situazione di incompatibilità costituisce una situazione che per l’ordinamento non è meritevole di tutela ….. e non può garantire l’acquisizione di un diritto” (in questo caso la maturazione dell’anzianità contributiva); un’attività è qualificabile come ‘libera professione’ se è svolta in modo legittimo ovvero in conformità delle norme che la disciplinano e dunque “non esercitata in condizioni di incompatibilità e con la garanzia che non vi sia lesione dei principi di onorabilità, indipendenza, imparzialità… “ (cfr. circolare ministeriale 3/2011).

Ciò costituisce “un prius logico e giuridico, un presupposto di fatto necessario anche per valutare e riconoscere il periodo di attività svolta ai fini previdenziali”.

Il primo riferimento interpretativo utile per individuare situazioni di incompatibilità di cui all’art.4 del D.Lgs. 139/2005 è rappresentato dalle Note interpretative del Consiglio Nazionale del 13 ottobre 2010 e dalle relative integrazioni del 01/03/2012.

Inoltre, per quanto attiene il rapporto iscritto - CNPADC, ritengo opportuno dare certezza alle situazioni. A tal fine, oltre agli accertamenti effettuati d’ufficio, è consigliabile che ciascun iscritto, che pensi di potersi trovare in situazioni di incompatibilità di dubbia interpretazione, si attivi spontaneamente con richieste di pareri preventivi.

Ricordo che la CNPADC è chiamata ad applicare la disciplina delle incompatibilità ai soli fini previdenziali e assistenziali; l’iniziativa per una eventuale modifica di tali norme, oltre a richiedere l’adozione di un espresso intervento legislativo, resta di competenza del Consiglio Nazionale. Ciò non toglie che è auspicabile l’avvio di un dibattito e un confronto, tra tutte le istituzioni di categoria, finalizzato a verificare se e in che misura, nell’attuale contesto sociale ed economico, le norme sulla incompatibilità hanno ancora motivo di permanenza nell’ordinamento professionale o non sia arrivato il momento della loro abrogazione o rivisitazione integrale.

Come Delegata, infine, non posso che accogliere con soddisfazione il riconoscimento alla CNPADC di un potere autonomo rispetto all’Ordine, considerata la responsabilità patrimoniale legata all’erogazione delle prestazioni agli iscritti. Al tempo stesso sarebbe auspicabile creare una sinergia con il Consiglio Nazionale per evitare una duplicazione di attività senza, però, ridurre l’efficienza dei controlli. Infatti, mentre la Cassa può (deve) risalire fino ai primissimi anni di attività professionale, gli Ordini possono estendere la loro verifica all’ultimo quinquennio.

Antonella Turtoro
Delegata CNPADC Ordine di Avellino