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La CNPADC ha un autonomo potere di accertamento del legittimo esercizio della professione

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La Suprema Corte di Cassazione, a sezioni unite, con le pronunce n. 2612 e n. 2613, entrambe del 1 febbraio 2017, ha affermato il seguente principio:

la Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza a favore dei dottori Commercialisti è titolare del potere di accertare, sia all'atto dell'iscrizione alla Cassa, sia periodicamente e comunque prima dell'erogazione di qualsiasi trattamento previdenziale, che l'esercizio della professione non sia stato svolto nelle situazioni di incompatibilità di cui al D.P.R. n. 1067 del 1953, art. 3, ora D.Lgs. n. 139 del 2005, art. 4, ancorché tale incompatibilità non sia stata accertata dal Consiglio dell'Ordine competente”.

Secondo le norme dell’ordinamento della CNPADC, l’esercizio dell’attività professionale svolta in una delle situazioni di incompatibilità previste dal D. Lgs. n. 139/2005 (prima D.P.R. n. 1067/53), preclude l’iscrizione alla CNPADC medesima e il riconoscimento dei relativi periodi utili ai fini previdenziali ed assistenziali.

La verifica delle cause di incompatibilità viene effettuata dalla CNPADC periodicamente e comunque prima dell’erogazione dei trattamenti previdenziali ed assistenziali (art. 20 e 22 della Legge n. 21/86).

Le annualità non riconosciute ai fini previdenziali ed assistenziali per incompatibilità sono annullate con diritto al rimborso dell’indebito ai sensi dell’art. 2033 del codice civile.

Secondo il D.Lgs. n. 139/2005 (di Costituzione dell'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili), "l’esercizio della professione di dottore commercialista esperto contabile è incompatibile con l'esercizio, anche non prevalente, nè abituale a) della professione di notaio; b) della professione di giornalista professionista; c) dell'attività di impresa, in nome proprio o altrui e, per proprio conto, di produzione di beni o servizi, intermediaria nella circolazione di beni o servizi, tra cui ogni tipologia di mediatore, di trasporto o spedizione, bancarie, assicurative o agricole, ovvero ausiliarie delle precedenti; d) dell'attività di appaltatore di servizio pubblico, concessionario della riscossione di tributi; e) dell'attività di promotore finanziario”.

Nella giurisprudenza della Corte di Cassazione, nel corso degli anni, si sono succeduti due diversi orientamenti sulla “sussistenza o meno di un potere della CNPADC di annullare periodi contributivi durante i quali la professione di dottore commercialista fosse stata svolta in situazione di incompatibilità, ove detta situazione non avesse condotto alla cancellazione dall’albo del professionista”.

Alcune pronunce, infatti, hanno negato l'esistenza di un siffatto potere in capo alla CNPADC (ad es. Cass. n. 3493 del 1996 e da ultimo Cass. n. 13853/2009), mentre altre più recenti sentenze lo hanno affermato in funzione dell'erogazione dei trattamenti previdenziali ed assistenziali (ad es. Cass. n. 5344 del 2003 e da ultimo Cass. n. 25526/2013 e n 24140/2014).

Secondo il primo orientamento, la competenza della Cassa di previdenza attiene esclusivamente alla verifica della "sussistenza dell'esercizio di fatto della attività professionale con carattere di continuità", senza, tuttavia, poter estendersi fino al controllo della legittimità dell’esercizio medesimo in quanto tale ulteriore potere avrebbe comportato anche la verifica del diritto all’iscrizione all’albo.

Secondo un diverso orientamento, invece, i poteri di verifica e accertamento della Cassa di previdenza non conoscono limiti poiché, da un lato, l'ente previdenziale, ai sensi della L. n. 100 del 1963, art. 11, lett. B), ha il potere di accertare la sussistenza o meno dell'esercizio della libera professione e, dall'altro, ha anche il potere, ai sensi della L. n. 21 del 1986, ex artt. 20 e 22, comma 3, di verificare il legittimo esercizio della medesima, quindi l'inesistenza di situazioni di incompatibilità".

Le Sezioni Unite di Cassazione, in commento, hanno aderito a tale ultimo orientamento.

L'Ordine professionale e la Cassa Nazionale di Previdenza sono enti distinti e autonomi, aventi competenze e finalità diverse; in particolare, “il Consiglio dell'Ordine valuta situazioni di incompatibilità con incidenza sull'iscrizione all'albo, mentre la Cassa - per la cui iscrizione è necessaria non solo l'iscrizione all'albo, ma anche, quale ulteriore requisito specifico, l'esercizio della libera professione con carattere di continuità (art. 22 citato) - espleta i suoi compiti in relazione alla funzione di previdenza e assistenza dei dottori commercialisti” e dei loro familiari “senza effetto sull'iscrizione all'albo professionale”.

Alla luce delle suddette considerazioni, la Corte non trova ostacoli al riconoscimento in capo alla CNPADC di un autonomo potere di verifica della insussistenza di situazioni di incompatibilità finalizzata, ovviamente, alla regolare iscrizione alla stessa e alla legittima erogazione delle prestazioni previdenziali e assistenziali.

L'espressione ‘esercizio della libera professione’ non è dissociabile dalla verifica che detto esercizio sia anche legittimo e dunque non esercitato in situazione di incompatibilità [omissis], come previsto dalla circolare ministeriale n. 3/2011: l'attività professionale è qualificabile come "libera professione" se di questa presenta tutte le caratteristiche ivi compreso il suo esercizio in conformità alle norme che la disciplinano, tra le quali quella che impone di non esercitarla in stato di incompatibilità”.

Ne consegue che l’esercizio legittimo dell’attività professionale costituisce un presupposto di diritto necessario anche per il riconoscimento della validità del periodo di attività svolta ai fini previdenziali.

Queste importanti pronunce della Suprema Corte di Cassazione definiscono un lungo contenzioso, stabilendo non solo la correttezza delle verifiche svolte finora dalla Cassa sull’esercizio dell’attività libero professionale da parte dei propri iscritti, ma anche, e soprattutto, la legittima erogazione da parte della stessa di prestazioni previdenziali e assistenziali solo a favore di coloro che hanno “effettivamente” e “legittimamente” esercitato la professione di Dottore Commercialista, e dei loro familiari.