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Professione e previdenza unite nella crescita

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28 mln di Euro sui montanti degli iscritti grazie alla positiva performance della gestione patrimoniale

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L’efficienza gestionale della Cassa si traduce ancora una volta in assegni pensionistici più elevati per i nostri Associati.

Grazie, infatti, ai positivi risultati della gestione patrimoniale della Cassa, gli iscritti potranno contare per il 2016 su una rivalutazione del proprio montante pensionistico del 2,3146%. A ciò si aggiunga che l’ulteriore differenza positiva tra il rendimento complessivo del patrimonio (3,3383%) e quanto riconosciuto per l’anno 2016 agli iscritti (2,3146%) è stato accantonato nell’apposito “fondo extra-rendimento”, che potrà tornare utile in caso di minori rendimenti patrimoniali o per rivalutare ulteriormente i montanti individuali.

Con l’entrata in vigore del Regolamento Unitario, la Cassa ha adottato dal 2016 un tasso di rivalutazione dei montanti non più national income based ma asset return based, in grado di scontare la perdurante pigrizia del sistema economico nazionale di fronte ad una reale ripresa e favorire una più elevata rivalutazione dei montanti così da garantire pensioni più adeguate.

Il tasso massimo non è più pari alla media quinquennale del PIL, ma al più alto tra tale media e quella quinquennale del rendimento patrimoniale utilizzato nel bilancio tecnico, fino a un massimo del 3%.

A questo punto due sono le riflessioni su cui pare utile soffermarsi:

  • la forbice di rivalutazione che si allarga (positivamente) tra previdenza pubblica e previdenza dei Dottori Commercialisti;
  • l’effetto migliorativo sulle prestazioni dell’adozione “strutturale” di un tasso superiore alla media del PIL nazionale (almeno finché questo continuerà a registrare tassi di crescita estremamente ridotti).

Con il valore riconosciuto per il 2016, gli iscritti potranno beneficiare di una rivalutazione di circa 5 volte quella applicata dall’Inps per le pensioni pubbliche.

Trattandosi di un tasso costruito su una media quinquennale, con un PIL ai minimi termini, tale differenza si dovrebbe continuare a registrare ancora per un po’ di anni sempre, è bene precisarlo, in presenza di performance patrimoniali positive da parte della Cassa. Nel momento in cui, ci auguriamo il prima possibile, il PIL ricomincerà a correre verso l’alto, il meccanismo in vigore prevede già il riferimento automatico a tale maggior valore.

Queste riflessioni, che in termini previdenziali non sono indifferenti (v. tabella) rappresentano delle valide argomentazioni oltre che per gli iscritti, anche per quei Dottori Commercialisti che, in quanto titolari di altra forma di previdenza obbligatoria, si sono avvalsi in passato della facoltà di non iscriversi alla Cassa.

Per quanto riguarda, invece, l’incidenza della norma sulle pensioni di matrice contributiva, già in passato ci eravamo esercitati nel calcolo teorico, applicato a diversi profili di reddito, per valutare gli effetti di alcuni tassi ipotetici con scostamenti ridotti rispetto a quelli derivanti dal ritorno degli investimenti patrimoniali.

Appare ovvio che per gli iscritti di vecchia data, l’effetto della rivalutazione ancorata ai maggiori tassi di rendimento rispetto al PIL inciderà solo per pochi anni ricavandone una maggiorazione pensionistica di poco superiore all’1%.

Diverso il caso di coloro che godranno per un periodo più lungo degli effetti (capitalizzati di anno in anno) delle nuove regole. Il riferimento è soprattutto alle giovani generazioni che – in base al principio fondamentale di equità intergenerazionale – potranno sopperire alla minore “convenienza” dell’attuale metodo di calcolo della pensione calcolata con il metodo contributivo.

Per dare un’idea dell’impatto sulle future prestazioni pensionistiche, nell’ipotesi scolastica di applicazione per gli anni futuri di un tasso di rivalutazione dei montanti costantemente pari a quello utilizzato nel 2016, l’incremento dell’assegno oscillerebbe tra il 10% e il 12% a seconda del periodo di iscrizione (v. tabella).


Effetto del nuovo tasso di capitalizzazione sulla pensione

Come si può vedere, la riforma del 2003 si sta dimostrando efficace nel garantire un sistema finanziariamente solido e sta consentendo di effettuare, con i giusti tempi, positivi affinamenti. Tutto questo ci consente di garantire agli iscritti, attuali e futuri, un disegno previdenziale dinamico, che gradualmente evolve per ridurre le complesse differenze generazionali che sono insite in ogni sistema pensionistico.