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Professione e previdenza unite nella crescita

Professione & Previdenza Unite nella Crescita è l'informativa agli Associati nata nel dicembre 2009 come strumento di comunicazione e di aggiornamento sulle tematiche previdenziali di maggiore attualità e sui servizi di principale interesse per gli iscritti.

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Numeri in crescita per i Dottori Commercialisti

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1. In dieci anni un buon andamento demografico: +46%

Ad ampie falcate i Dottori Commercialisti si avviano ad abbattere il muro delle 70.000 iscrizioni. Al 31 dicembre 2016, come si evince dal grafico, la fotografia appare sempre più nitida, con un salto da un anno all’altro di circa 3.000 nuove iscrizioni (al lordo delle cancellazioni) e l’approdo a quota 66.260 iscritti attivi.

Non si arresta, appunto, il flusso di nuove iscrizioni nonostante i valori prudenziali espressi con l’ultimo bilancio tecnico-attuariale, a corredo di una eccellente condizione demografica che vede oggi il numero di iscritti superare di oltre nove volte quello dei pensionati, mantenendo un buon trend che in dieci anni, dal 2006 al 2016, ha certificato una crescita di 46 punti percentuali.

Sebbene, come da più parti viene fatto notare, il mondo accademico fatichi a sfornare laureati nel nostro Paese, emerge comunque che la professione di Dottore Commercialista resta una solida realtà su cui puntare da parte delle nuove leve provenienti dall’area economica universitaria.

Pur consapevoli di una naturale prospettica flessione nei flussi di accesso alla professione non si arresta l’appeal che la Categoria ha dimostrato in questi anni, nonostante la mancanza di esclusive e la persistenza di professioni affini.

Sembra proprio che, tra consulenza fisco e contabilità, anche in scenari non particolarmente proliferi per le professioni, si aprono opportunità che richiedono le competenze del Dottore Commercialista, spesso anche attraverso collaborazioni o l’aggregazione in studi associati o società tra professionisti.



 

2. La tenuta del reddito sostiene la previdenza

La riforma del sistema previdenziale, con l’introduzione del metodo contributivo di calcolo della pensione, ha di fatto ridisegnato gli assegni pensionistici degli iscritti, riducendoli per favorire una maggiore sostenibilità del sistema già troppo esposto a causa delle generose regole del passato.

La prospettiva per i futuri pensionati di tassi di sostituzione (prima pensione/media degli ultimi redditi) poco performanti è stata attenuata da interventi correttivi sulle aliquote (sia di computo che di finanziamento), alleggerendo in particolare per i più giovani il peso della riforma.

Di sicuro l’attenzione all’accantonamento di risorse utili per la fase di pensionamento è marcatamente in crescita, grazie anche agli strumenti messi a disposizione degli iscritti per progettare il loro futuro previdenziale e alle continue campagne divulgative che la Cassa propone sul territorio con l’ausilio degli Ordini territoriali.

Oggi i dati ci dicono che la capacità della Categoria di produrre reddito e di riuscire a mantenere livelli importanti di fatturato aiuta e rafforza i montanti contributivi individuali; in qualche modo sostiene l’impegno di dover in modo autonomo costruirsi il proprio percorso previdenziale.

Infatti, come si vede dai grafici sottostanti, redditi e volumi medi, quasi sorprendentemente, mostrano una tendenza positiva e uno scatto in avanti rispetto all’anno precedente (+2,7% reddito e +3,0% fatturato), in linea o anche meglio rispetto a quelli degli anni cosiddetti pre-crisi.

Tuttavia, l’attività professionale continua a presentare una “frattura” territoriale che riflette in sintesi le differenti realtà economiche del Paese. Anche nel 2016 i dati ci dicono che il divario Nord-Sud risulta ancora abbastanza accentuato. Infatti, il meridione esprime valori che sono pari a un terzo di quelli prodotti nella fascia settentrionale del Paese, con il Centro a fare da spartiacque tra le aree più estreme.

La speranza è che lo strappo si possa ricucire col tempo a vantaggio di più congrue riserve previdenziali sulle quali già molto sta facendo la Cassa per accrescerle.





 

3. Riserve previdenziali consolidate grazie anche a mirate strategie di investimento

Negli ultimi anni la CNPADC ha consuntivato buoni risultati di gestione con un avanzo corrente sempre sopra il mezzo miliardo di euro.

Continuare a macinare buoni risultati finanziari con un asset allocation efficiente e, al contempo, prudenziale è nel segno della maturità con cui la Cassa affronta ogni sfida e tiene costantemente sotto osservazione gli investimenti effettuati, che non hanno disdegnato lo sconfinamento nell’economia reale così come la partecipazione diretta ad iniziative strategiche di lungo periodo.

Anche con l’aiuto di advisor di primario standing, negli ultimi dieci anni le riserve previdenziali sono cresciute del 188%, passando dai 2,4 miliardi di euro del 2006 ai circa 7 miliardi di oggi. Un consuntivo, come si vede dal grafico, decisamente in linea con le previsioni attuariali che sposteranno l’asticella in futuro su valori tali da richiedere una sempre maggiore attenzione e professionalità nella gestione degli asset che la Cassa sta dimostrando di avere.

Allo stesso tempo le riserve pro-capite praticamente raddoppiano negli ultimi dieci anni (2006-2016), passando da 53mila a 105mila euro per ogni iscritto, un livello tale che colloca la Cassa tra quelle con i valori più elevati all’interno del panorama professionale.

Si può dire in questo caso che la linea abbia subito un’inclinazione favorevole nella seconda decade la cui tendenza, viste le previsioni attuariali, dovrebbe essere garantita anche nel medio-lungo periodo.

Il percorso per “traghettare” le pensioni future su lidi sicuri è certamente ancora lungo, ma la sensazione di essere sulla rotta giusta non è più, a 13 anni dalla riforma, un semplice stato apparente, ma qualcosa di più concreto e tangibile.