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Cumulo gratuito al via per le Casse privatizzate

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Come noto, lo scorso 12 ottobre attraverso una Circolare dell’INPS – su cui, secondo quanto apparso sulla stampa specializzata, lo stesso Presidente INPS Boeri ha auspicato una copertura normativa già nella prossima legge di bilancio – sono stati finalmente chiariti alcuni dei numerosi dubbi interpretativi ed operativi relativi al c.d. cumulo “trasversale”, ovvero quella forma di cumulo contributivo prevista dal 2012 per le sole gestioni pubbliche ed estesa da quest’anno anche agli enti di previdenza privati e privatizzati ex D.Lgs 509/94 e 103/96.

A seguito di diversi incontri tra Ministero del Lavoro, INPS e Casse di previdenza, l’Istituto di previdenza pubblico ha fornito le proprie istruzioni. Sarà compito di ciascuna Cassa, nel rispetto della propria autonomia, disciplinare le proprie specifiche modalità per adattare questa nuova disciplina all’interno dei singoli ordinamenti.

Uno degli aspetti che ha richiesto maggiori approfondimenti è stata la decorrenza della pensione di vecchiaia in regime di cumulo, alla luce dei diversi requisiti previsti dagli enti. A tal proposito, l’INPS richiama una nota del Ministero del Lavoro con cui precisa che la pensione di vecchiaia in cumulo si perfeziona progressivamente al maturare dei requisiti anagrafici e contributivi previsti dalle singole gestioni interessate. In questo modo, l’interessato si vedrà liquidare la quota di competenza dell’INPS per poi attendere gli atri ratei di pensione a decorrere dalla maturazione dei requisiti più elevati delle altre gestioni interessate.

Facciamo un esempio per capire meglio:

Dottore commercialista che nel 2017 ha 65 anni di età che ha lavorato per 10 anni come dipendente, accantonando la contribuzione dovuta presso l’INPS. Successivamente, ottenuta l’abilitazione alla professione di dottore commercialista, sta esercitando l’attività professionale da 10 anni.

Nel 2019 il collega potrà accedere ad una pensione di vecchiaia in cumulo così formata:

  1. Quota INPS per la maturazione del requisito anagrafico (67 anni) e contributivo (20 anni complessivi, di cui 10 in INPS + 10 in CNPADC)

  2. Quota CNPADC da gennaio 2023, qualora continui ininterrottamente a svolgere l’attività professionale fino al 2022, quando saranno rispettati i più elevati requisiti anagrafici (70 anni) e contributivi (25 anni) previsti dalla CNPADC.

L’ulteriore novità della nuova formulazione del cumulo, così come riscritta dalla legge di stabilità per il 2017 non sta, inoltre, solo nell’apertura ai periodi contributivi versati a enti di previdenza privati ex 509/94.

La nuova formulazione, infatti, prevede anche la possibilità, di percepire una pensione anticipata in cumulo, trattamento previdenziale non inserito, al contrario, nella precedente formulazione contenuta nella legge di bilancio per il 2012.

Differentemente da quanto previsto per la pensione di vecchiaia, non ci sarà un trattamento a “formazione progressiva” perché in questo caso i requisiti sono identici per tutte le gestioni essendo pari a quelli previsti dall’INPS.

Ipotizziamo il caso di un collega che nel 2017 abbia 18 anni di anzianità contributiva CNPADC e abbia in precedenza maturato, in altre gestioni INPS, 24 anni di contribuzione non coincidenti con quelli versati alla Cassa. Il collega, a gennaio 2019, completata l’ultima annualità (infrazionabile) presso la Cassa una volta raggiunto il requisito contributivo di 42 anni e 10 mesi previsto dalla gestione INPS, potrà accedere alla pensione di vecchiaia anticipata, senza versare alcun onere.

Infine, è bene sottolineare che, nei casi di pensione in cumulo, l’ente erogatore sarà sempre l’INPS, che, come attualmente previsto per la totalizzazione, dovrà stipulare convenzioni con le Casse professionali per il pagamento della quota a carico di queste ultime.

Ora, anche in considerazione dei chiarimenti dell’INPS, non ci resta che disciplinare – ai sensi del troppo spesso dimenticato D.Lgs. 509/94 – il nuovo istituto nel nostro Regolamento Unitario, anche se, indubbiamente, con un po' di rammarico per essere stati, ancora una volta, costretti a “rincorrere” la normativa e non chiamati a partecipare fattivamente alla stesura del dettato normativo al fine di redigere regole chiare e rispettose di tutte le realtà coinvolte.

Stefania Telesca
Delegato CNPADC Ordine di Torino