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Professione e previdenza unite nella crescita

Professione & Previdenza Unite nella Crescita è l'informativa agli Associati nata nel dicembre 2009 come strumento di comunicazione e di aggiornamento sulle tematiche previdenziali di maggiore attualità e sui servizi di principale interesse per gli iscritti.

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Sono trascorsi oltre 20 anni dall’introduzione del D. Lgs. n. 509/94, che ha “privatizzato-istituito” il nuovo Ente Previdenziale CNPADC.

Nel mentre gli Associati si sono fatti carico di un enorme debito previdenziale ereditato dalla gestione pubblica, di una Cassa retta sul metodo retributivo, generoso oltremisura. Con la “grande riforma” gli Iscritti, con importanti sacrifici, hanno consentito la messa in salvo dell’Ente, così come certificato dai bilanci tecnici a 50 anni.

La Cnpadc dispone di una liquidità importante, che cresce di oltre mezzo miliardo di euro l’anno, risultati conseguiti grazie alla  temporalità della fase di accumulo (il rapporto iscritti/pensionati è di oltre 9); questi flussi corrispondono al futuro previdenziale della Categoria.

Le riserve accantonate al 31.12.2016 sono di oltre 6,9 miliardi di euro mentre il rendimento netto dell'attivo investito, calcolato con il metodo “time weighted”, si attesta al 2,80%, contro l’1,40% del 2015.

Tutte le politiche di investimento prevedono una condivisione ed approvazione da parte dell’Assemblea dei Delegati (i rappresentanti della categoria dei Dottori Commercialisti all’interno della Cassa, che si esprimono annualmente anche in merito all’asset allocation strategica).

Premesso che l’articolazione dell’investimento considera prioritariamente la valutazione del profilo di rischio e secondariamente la valutazione del rendimento adeguato rispetto alle potenziali promesse pensionistiche, il focus nella gestione dell’investimento è orientato al perseguimento di quel mix ideale tra rischio non elevato e ottenimento di rendimento adeguato.

Attualmente gli investimenti sono ripartiti in due parti. Una prima parte, che pesa circa il 12% dell'attivo, è quella degli investimenti immobiliari per la quale si evidenzia che per l’anno 2017 l’orientamento prevalente è nel settore turistico-alberghiero, con previsione di valutazione, congiuntamente ai potenziali rischi, di investimenti del settore industriale, in un'ottica di diversificazione.

La seconda quota-parte, preponderante, è riferita agli investimenti mobiliari la cui composizione può essere assimilata ad un portafoglio obbligazionario misto. E’ un portafoglio ampiamente diversificato (la prevalenza è quella degli strumenti finanziari governativi rispetto agli alternativi) affidato prevalentemente alla gestione diretta ed in via residuale a gestori terzi professionali.

Il processo di investimento – che ha ottenuto, primo tra le Casse, la certificazione ISO 9001:2015 - vive negli uffici interni della Cassa, sotto il presidio di una direzione finanziaria interna e di una Commissione Investimenti Cassa (composta da consiglieri delegati dal CdA della Cassa) che effettuano valutazioni in ordine alle operazioni oggetto di investimento che, nell’ambito dell’Asset Allocation approvata dall’Assemblea, sono successivamente sottoposte al vaglio del Consiglio di Amministrazione.

La Cassa si avvale:

a) fin dagli inizi degli anni 2000 di un pool di professionisti esterni alla Cassa (advisor), adeguatamente selezionati, sia nelle sue scelte di investimento che nella gestione delle procedure collegate alle operazioni di impiego; advisor che intervengono, in fase ex ante, in itinere ed ex post, nei processi d’investimento effettuando lo screening delle proposte, la costruzione del calcolo dell’indicatore rischio-rendimento, le analisi sulle performance del patrimonio, rilasciando delle due diligence a diversi livelli e per scopi conoscitivi differenti;

b) dal 2004 di una Banca depositaria (Société Générale Securities Services) per la custodia del portafoglio e l’elaborazione della composizione dello stesso, strumento che pone in essere tutta una serie di attività di supporto alla valorizzazione del patrimonio.

Per concludere, quello della Cassa (e di altre realtà similari) è un portafoglio consistente, ampiamente diversificato, con flussi finanziari positivi importanti, che potrebbero fungere da volano per una nuova economia e per la crescita del Paese e, in questi ultimi mesi, è sempre più attuale il dibattito sulla “utilità sociale” del risparmio previdenziale degli Iscritti per investimenti che prevedono un impatto sulla "economia reale". Il Legislatore è intervenuto più volte nel tentativo di incentivare questo tipo di investimento garantendo un trattamento fiscale meno “salato” rispetto al 26% applicato ordinariamente sui rendimenti degli investimenti delle Casse (era il 12,50% fino al 2011).

Al di là di sconti più o meno importanti su un trattamento fiscale che rimane del tutto disallineato rispetto a quello applicato nelle altre realtà europee, la politica di investimento della Cassa deve essere basata su un mix di valutazioni che prioritariamente garantiscano un adeguato profilo di rischio (in quanto si sta parlando di risparmio previdenziale obbligatorio degli Iscritti) e una remunerazione del capitale in grado di assicurare prestazioni adeguate, mantenendo l’equilibrio finanziario di lungo periodo.

Isabella Boselli
Delegata CNPADC Ordine di Bologna