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Intervista a Marina Brogi. "Casse di previdenza e crescita sostenibile: il valore del risparmio"

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Risparmio, investimenti e crescita del Sistema Paese: questi i temi al centro dell’intervista con Marina Brogi, Professore Ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari all'Università La Sapienza. 

Come valuta lo scenario economico europeo attuale e quali sono, a suo avviso, i principali trend che caratterizzeranno i prossimi anni?    
Lo scenario europeo è attraversato da una fase di grande trasformazione, segnata da sfide complesse ma anche da importanti opportunità. Sotto pressione ci sono i tradizionali modelli di crescita: la transizione energetica, la digitalizzazione, l’invecchiamento della popolazione e le tensioni geopolitiche stanno ridisegnando il contesto in cui imprese, istituzioni e risparmiatori si muovono. Nel medio periodo, i trend che vediamo affermarsi con maggiore forza sono: un crescente bisogno di investimenti in innovazione e infrastrutture strategiche, una maggiore attenzione alla sostenibilità, e la necessità di sviluppare un’autonomia industriale e finanziaria dell’Unione Europea. In questo contesto, il ruolo del risparmio e degli investitori istituzionali diventa ancora più centrale: non solo per generare rendimento, ma anche per orientare il capitale verso obiettivi di interesse collettivo e strategico. L’allocazione efficiente della ricchezza privata può essere una leva di resilienza, competitività e coesione sociale.

Partiamo da un concetto fondamentale: qual è oggi il ruolo del risparmio nell’economia di un Paese?
Il risparmio è una risorsa fondamentale. Per lo sviluppo del nostro Paese è essenziale che una parte significativa sia investita nell’economia reale. Solo così il risparmio può generare benefici sistemici, andando oltre l’interesse individuale di chi lo detiene. È in particolare cruciale per una crescita sostenibile e per finanziare progetti innovativi, che richiedono orizzonti temporali lunghi.

E che ruolo possono giocare gli investitori istituzionali in questo contesto?        
Un ruolo centrale, anche se non tutti gli investitori istituzionali sono uguali. Le casse di previdenza e i fondi pensione, grazie al loro profilo di lungo periodo, sono particolarmente adatti a finanziare iniziative che creano valore in modo responsabile, coniugando rendimento, impatto sociale e stabilità per le comunità in cui operano. Naturalmente, per raggiungere gli obiettivi definiti, è necessario mantenere un adeguato livello di diversificazione e beneficiare della decorrelazione delle fonti di rischio e rendimento, così da stabilizzare la performance del patrimonio attraverso i diversi cicli di mercato, anche quelli più avversi.

Il Ministro Giorgetti ha recentemente sottolineato che “l’economia non cresce grazie al risparmio in sé, ma per come e quanto viene investito”. Qual è la sua opinione?    
Assolutamente condivisibile. È un passaggio chiave. Il risparmio è una condizione necessaria, ma non sufficiente. Se resta fermo sui conti correnti o viene investito altrove, non genera crescita. Come ha ben documentato Enrico Letta nel suo recente rapporto sul Mercato Unico Europeo, l’Unione Europea ha una ricchezza privata enorme – oltre 33 mila miliardi di euro – ma non riesce a trattenerla né a impiegarla in modo strategico. Ogni anno, ingenti capitali vengono affidati a gestori statunitensi e lasciano l’UE per essere investiti negli Stati Uniti, mentre solo una quota marginale viene allocata in progetti industriali europei. È un paradosso che va superato.

E guardando all’Italia?    
Nel nostro Paese, il risparmio delle famiglie supera i 6 mila miliardi di euro. Di questi, circa 1.400 miliardi sono parcheggiati in conto corrente. Se guardiamo agli investimenti, vediamo che i fondi comuni investono solo il 16% in attivi italiani. 

Il recente decreto sugli investimenti delle casse di previdenza va in questa direzione?    
Assolutamente sì. Va letto come un’opportunità per rafforzare il ruolo delle casse nel sostenere l’economia reale, grazie anche a un quadro normativo più chiaro e coerente. Il regolamento fornisce una cornice giuridica organica, necessaria in un settore dove ogni cassa si è mossa finora in modo autonomo.
Il decreto definisce modalità di gestione, criteri di investimento, obblighi informativi, documenti sulla politica d’investimento, modalità di gestione del patrimonio, conflitti d’interesse e incompatibilità. Il patrimonio potrà essere gestito in forma diretta  - con strutture adeguate ai rischi e alle caratteristiche delle attività detenute  - oppure in forma indiretta. Gli investimenti, prevalentemente in strumenti finanziari negoziati su mercati regolamentati, dovranno essere riepilogati annualmente in un prospetto a valori correnti, soggetto a pubblicazione.

In conclusione, quali sono le condizioni necessarie per un rilancio degli investimenti istituzionali a favore dell’economia reale?    
Serve fare sistema, come ha detto il Ministro: governo, banche, Casse di Previdenza, imprese. Tutti devono contribuire a canalizzare risorse verso investimenti produttivi. Servono regole chiare, un fisco favorevole agli investimenti di lungo periodo, e politiche capaci di indirizzare il risparmio verso obiettivi strategici, nazionali ed europei. Le Casse di Previdenza, come quella dei Dottori Commercialisti, sono in prima linea e possono dare un contributo decisivo.
 

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